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Category: A-Team, Le serie TV |

OVVERO:

L’ultimo barlume di benevolenza nell’illegalità

La società popolare degli Stati Uniti d’America è cresciuta, sin dagli anni 20, con eroi ed eroine dalla faccia sporca, oppure dalla vita ambigua. Superman, l’Uomo Ragno, i Fantastici 4, Batman, sono accomunati da caratteristiche sostanziali, infatti, i nostri, oltre ad essere paladini della giustizia “giusta” sull’intramontabile esempio del figlio di Sherwood, hanno un a duplicità esistenziale che diviene prassi necessaria nella difesa del loro operato. Il mistero, il segreto, l’esigenza sine qua non di nascondere la propria identità vera, diviene l’humus in cui i comportamenti eroici prendono corpo. Potremmo, calcando oltremodo l’analisi, definire le vite non legali eroiche a discapito di quelle comuni e fin troppo svilite vissute nella totale legalità. Definire il concetto di legalità, assimilandolo ad un comportamento che ottempera ad azioni conformi alla legge, diviene automaticamente un discrimine per tutte quelle altre azioni che, pur mirando alla giustizia, passano sopra la legalità nominalmente definita. Questa chiave di lettura crea una dicotomia tra quelle vite ordinarie degresse all’inverosimile, al cospetto delle altre, invece, affrontate con un interpretazione creativa dei limiti di legge. Questa duplicità resterà sistema sino alla comparsa d’eroi esplicitamente fuorilegge, Hannibal, Mister T (Pié Baracus), Murdok e Sberla, mirano al fine della Giustizia agendo dai margini veri della Legge (ingiusta??). Il tema perpetuo del soccorso, a puntate, portato verso gli umili è sì attuato con ogni mezzo, legale o illegale che fosse, ma è atto agente dell’azione di uomini ricercati dalla legge. La sottolineatura perpetua della legalità ingiusta e dell’illegalità giusta diviene parmenidamente concretizzato nelle persone fisiche dell’A-team. I tempi sono maturati in questi strani anni Ottanta, in cui la percezione del giusto è problema da serial, tanto da instaurare, tra i popolani soccorsi, il dubbio che azioni marcatamente fuori dalle norme di legge, sembrano le sole adatte a restaurare un più alto concetto di Giustizia. Fuggire, rincorsi dai garanti dell’ordine pubblico, abbandonando, ma non abbandonati dall’amore di coloro a cui si è prestato aiuto, è emblema di questa frattura oramai satura di contraddittorio a cui la società statunitense sembra essere giunta.

La “natura” umana fortemente tipologizzata dei protagonisti (Hannibal infallibile stratega, Piè brutalmente forte e fortemente buono, Murdok genio nella follia e Sberla grande amatore e scaltro persuasore) denota ulteriormente il buon vertere di una cooperazione eterogenea. Diverso è bello!

Il percorso dell’integrazione sembra partire dai cattivi, infatti, a garantire quella che sovrana e “uguale” regge le fila della società, vi è un manipolo di Caucasica purezza.

Il team dalla scarlatta lettera A si propone a modello off, per azioni libere da pregiudiziali e per la realizzazione dell’armonia comune; l’eliminazione dei soprusi. A-team: benevoli, ma fuori dalla di dio regola, segnano l’emancipazione insperata, che è passaggio repentino da uno storico dualismo, risoltosi in paradosso.



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This entry was posted on Martedì, Maggio 27th, 2008 at 10:52 and is filed under A-Team, Le serie TV. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

1 Comment so far


  1. MutandeCromate on Maggio 29, 2008 11:32

    Era semplicemente strafigo:

    Ogni puntata si trovavano in un box o in un seminterrato pieno di attrezzi metallici e seghe circolari e ne uscivano con una specie di carro-armato antiproiettili con le mitragliatrici montate sopra. In compenso, mai nessun morto, mai un ferito, mai una goccia di sangue. Con quel popò di armamentario finivano sempre a stendere i nemici a cazzottoni.

    Praticamente erano Bud Spencer e Terrence Hill applicati al bricolage.

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