chioma

Trucco fluo, fantasia e colore nel giocare con gli ombretti. Negli anni ‘80, quando il trucco faceva pendant con grossi orecchini colorati con la clip, e con cerchietti e fermacapelli ingombranti. I colori sono accesi: fucsia, lilla, verde acqua, giallo canarino, celeste, verde smeraldo, possono essere anche scelti più colori per poi sbizzarrirsi in arditi abbinamenti. Naturale completamento del trucco fluo è il mascara colorato, scomparso da anni dai beauty case, e un rossetto acceso e perlato.

Le sopracciglia sono rigorosamente nere o molto scure, spesse e ben definite, in contrasto con una chioma bionda o castano chiaro.

Il make up riprende lo stile punk-rock con smoky eyes, eyeliner steso anche sulla palpebra inferiore, colori accesi e insoliti sulle labbra, ciuffi di capelli cotonati e volutamente “selvaggi”.

Un esempio istruttivo di queste voluminose chiome è quello di Melanie Griffith in “La donna in carriera”; oppure il biondo platinato con ricrescita nera e in abbinata a sopracciglia nere stile Madonna prima maniera.

All’epoca io odiavo andare dal parrucchiere…l’odiavo perchè, per ottenere l’effetto frangia bombata, mi intossicava con quintali di lacca contribuendo così al problema del buco nell’ozono…



spalline

Negli anni 80 ogni donna aveva un’amica affezionata dalla quale non poteva separarsi: la spallina.

Ne esistevano di varie forge e dimensioni.Nata originariamente come esile supporto da posizionare sotto gli abiti con lo scopo di conferire alle spalle un po’ di volume, col passare del tempo la spallina vide ingigantire sempre di più le sue dimensioni sino a far raggiungere, talvolta, ai look adornati, le fattezze tipiche delle divise dei film di fantascienza.
Esempio più evidente della Star Trek-spallino mania era (ed è) l’intramontabile Raffaella Carrà che, come tutti ricordano, in quanto a spalline non ci andò certo per il sottile…

Gonfia, pacchiana e posticcia come poche altre cose, questa pseudo alleata della moda femminile (e, perché no, anche maschile) è esteticamente brutta, anche se c’è chi sostiene che sia il modo migliore per creare l’effetto “vitino da vespa” - e le spalle da giocatore di football dove le mettiamo?

E per citare altri inconvenienti procurati dalle nostre amiche spalline,a detta delle nostre madri, come dimenticare i fumi e gli odori di cui si impregnavano all’uscita dei locali?

E di quando ti apprestavi a lavarle, essendo di gommapiuma ad alta densita’ una volta insaponate ci volevano due cisterne d’acqua per risciacquarle?

Fortunamente negli anni 80 ero piccina e nei vestiti da “baby” non era prevista la spallina…il nostro incubo peggiore era un altro: i tanto temuti colletti!!!



sorgo rosso(red sorghum) è un film girato da zhan yimou: il regista cinese più noto nel cinema mondiale. E’ uno dei registi della quinta generazione (the fifth generation), termine con cui si indica i registi cinesi diplomati alla ‘beijing film academic’ nei anni 80. Hanno vissuto gli anni della rivoluzione culturale, ricevendo l’ educazione professionale dalla scuola del film. Passati di 10anni, alla fine hanno la possibilità di presentare al mondo e alla cultura cinese i loro film.

zhang yimou ha girato Sorgo Rosso nel 1987 che narra una storia d’ amore avvenuta nel 1930 in una campagna della Cina.

Questo film ha vinto il premio al film festival di Berlino nel 1988.

la scena dell'amore

gongli



Dirty Dancing (USA 1987, di Emile Aroldino) è stato, insieme ai campioni “Holly e Benji”, una delle mie disperazioni infantili,……si, perchè in entrambi i casi ero obbligata a guardarli causa forza maggiore. Una mia compagna di giochi, durante le lunghe estati in un paese distante anni luce dal mare, guardava assiduamente questo magnifico film, un giorno sì e l’altro pure. Dunque per me era un incubo suonare al suo campanello e venire a conoscenza del fatto che non ci saremmo scrostate dal divano sino a che sullo schermo non sarebbe comparsa la magica scritta “the end”.

La visione del film era resa ancora più interessante dalle scene di ballo che la mia amica riproduceva, tentando vanamente di coinvolgermi.

Mi sono sempre chiesta perchè il titolo del film fosse Dirty Dancing, visto che i balletti proposti non mi sembravano particolarmente dirty ma poi ho saputo che la storia era ambientata nell’estate 1963, quando forse effettivamente potevano essere tali.

Frances”baby” Houseman (Jennifer Grey) è in vacanza con genitori e la sorella maggiore in una località nel Catskills. . Lì, incontra il belloccio di turno;l’istruttore di ballo Johnny Castle (Patrick Swayze - Ghost). I due opposti si attraggono immediatamente. Lei, figlia minore, coccolata e viziata, lui, uomo di mondo. Baby, che inizialmente potrebbe essere considerata immatura,come indicatoci dal suo nome, impara a conoscere l’amore la vita e logicamente la danza dallo spirito libero di Johnny, piuttosto che dal tradizionalista e più simile a lei Jake. Quando la partner di danza di Johnny (Cynthia Rhodes) deve abortire , rapidamente Baby si offre come volontaria, per sostituirla e così inizia la sbrilluccicante, storia d’amore infarcita di musica e danza.

Tutto si svolge all’interno della upper-class, un campo estivo per famiglie(ricche) dove queste vi si recano per essere intrattenute durante il periodo di riposo. . Una delle prime cose che si notano durante la visione (movimenti e musichette a parte) è la grande dicotomia tra i “lavoratori” e gli “ospiti”, così come tra i “ballerini” e il resto dello staff. I ballerini sono considerati come inferiori a “tutti gli altri – e infatti provengono da famiglie di diversa estrazione sociale….in poche parole: più povere.

Molti considerano questo film ‘na schifezza, ma a parte le sequenze di ballo (à mon avis) ben filmate, credo che abbia sicuramente avvicinato tutte le ragazzine della mia età al ballo(vedi esempio della mia amica fissata) e fomentato tutti i film a seguire sul ballo, balletti danza e checchessia. Può essere considerato prevedibile ma Swayze e Grey hanno chimica, carisma e tutti i movimenti al posto giusto

Dirty Dancing generò due album tratti dalla colonna sonora, una serie tv dalla vita breve e un musica..

Nel complesso, si consiglia questo film a tutti coloro che vogliono godere di un po’ d’amore e romanticismo mescolati in un composto non troppo sdolcinato.



Ladro di Bambole è il nome di film per bambini, fantasioso e pieno di canzoncine infantili.
Narra la storia di una sorella e di un fratello che vogliono vendere le loro bambole per aiutare la loro povera famiglia che voleva comprare una casa. Il figlio di una maga, però, con l’aiuto di sua madre ruba loro le bambole: il tentativo dei due bambini sarà quello di salvarle.
Il film era molto divertente ma c’erano anche immagini che facevano paura.



منبع : شاهوار دات نت   www.shahvar.net



la mia Polly Pocket era diversa ma non sono riuscita a trovare la foto....

Chi è che non ha mai avuto Polly Pocket???? Non preoccupatevi ragazze…. non vi siete perse proprio niente!

A me è stata regalata da piccola da alcune amichette per il mio compleanno e non l’ho mai sopportata. L’unica cosa che adoravo era la “casetta” a forma di cuore tutta rosa (fa molto romantico!). Era veramente inutile, inizialmente dicevi: “uhhhh che bello c’è anche la vasca da bagno (minuscola, talmente minuscola che anche Polly ci stava solo seduta! quindi a voi l’immaginazione!) uhhh che bello c’è il giardino con il cagnolino e (se non ricordo male) anche il gattino! uhhh ma quanto è piccola e carina”

Insomma il cane l’ho perso subito, Polly non riuscivo nemmeno a tenerla in mano da quanto era piccola, mi sfuggiva da tutte le parti e rischiavo sempre di perderla!!!!!!

Per non parlare del fatto che più che incastrarla nel suo posto assegnato nel giardinetto o sdraiarla nel suo lettino o infilarla nel bagno non ci potevi fare proprio niente.

Così in pochi secondi la Polly Pocket con la casa a forma di cuore era già nel dimenticatoio dell’armadio, abbandonata a se stessa e senza neppure più il suo cane a farle compagnia!

Mentre io scorrazzavo in giardino e giocavo ad essere un pompiere con la mia amichetta del cuore lei moriva di solitudine abbandonata a se stessa e alla sua squallida vita! E’ quello che si è meritata per non avermi dato alcuna soddisfazione!



panta

Eccoci giunti ai cosi detti “pantaloni a sigaretta”. Diffidate del nome, questo modello è accessibile sia ai fumatori che a chi si astiene dal famigerato vizio. Negli anni ‘80 erano davvero di gran moda, tutti scorrazzavano per le vie del mondo con indosso questo modello e, diciamocelo, forse non proprio tutti tutti potevano permetterselo. Comunque..trattasi, per i non addetti ai lavori, di quel particolare taglio che prevede un’ampiezza iniziale per poi terminare stretti in fondo. Restando in tema di pantaloni come non citare i famigerati “fuseaux”? Ovvero quegli orribili pantaloni aderentissimi di cotone elasticizzato che arrivano sopra il ginocchio. L’icona che li portò al vertice fu Madonna che li indossò nei suoi video. Uno di quei classici capi oggettivamente brutti che, forse, risulterebbero osceni anche su una modella alta un metro e ottanta, figuriamoci su una ragazza normale…



indy

E quando tutto ormai sembrava perduto o maledetto…. Indiana Jones arrivava e ti risolveva il problema. Eh sì. Perchè il grande archeologo riusciva sempre nella sua missione, per quanto impossibile fosse!

Eh, santo cielo! Quei poveri disgraziati cavalieri nel Medioevo hanno cercato il sacro graal in lungo e in largo, e non ce l’hanno mai fatta. Indy sì, e in una puntata sola dell’imperdibile trilogia degli anni ‘80 (Indiana Jones sta per riapparire sugli grandi schermi, ma qui voglio parlare solo degli originali…), più precisamente ne Indiana Jones e L’ultima Crociata (1989). Gli altri due sono Indiana Jones e i predatori dell’Arca Perduta (1981) e Indiana Jones e il Tempio Maledetto (1984).

Ma andiamo con ordine. Indiana Jones per me è un’istituzione. Prima di tutto perchè è un eroe, ma è anche intellettuale. Non è tutto muscoli, anzi. E’ un personaggio relativamente imbranato. Ed è aracnofobico. Sembra sempre che dica “Ma chi diavolo me l’ha fatto fare di cacciarmi in questo disastro?!” quando è in qualche luogo sperduto del mondo alla ricerca di reperti archelogici. Indy non è romantico. Indy ha la barba di un paio di giorni, è visibilmente puzzolente, e ha un cappellaccio sformato anni ‘30 che gli conferisce un’aura da esploratore metropolitano. Indy insegna all’università e nel tempo libero si getta a capofitto nelle sue avventure. Si circonda di donne graziose conturbate dal suo fascino da uomo ‘che non deve chiedere mai’.

Altro che Rambo, altro che Rocky! Con tutto il rispetto che posso avere per Sylvester Stallone, Harrison Ford è decisamente più fico! Più anticonvenzionale! Insomma, George Lucas ha creato proprio un bel soggettino, e Steven Spielberg l’ha girato per bene, in modo pulito, senza particolari virtuosismi. Ma d’altra parte, la Hollywood post anni ‘70 era così. Creava film tutto sommato lineari… E nonostante tutto questa trilogia è passata davvero alla storia, tanto che oggi hanno riesumato l’ormai sessantenne Harrison Ford per fargli recitare di nuovo la parte dell’eroe, frusta in mano.

Ma ve lo ricordate Il Tempio Maledetto? Era uno dei miei film preferiti. Siamo nel 1935 e Indy si ritrova quasi casualmente catapultato in un luogo povero e derelitto dell’India, dove scopre che le pietre sacre che proteggevano i villaggi circostanti sono state rubate, insieme ai bambini delle comunità, da una specie di congregazione del male adoratrice della terribile dea Kalì, che compie riti oscuri nel suo tempio maledetto, appunto.

Avventura mozzafiato condita sempre da distaccata ironia, e anche da un certo gusto per il trash, dalla scena in cui camminano sugli insetti a quella in cui strappano il cuore pulsante dalle persone, è nel ricordo di tutti per la scena dei carrelli nella miniera, che a distanza di ormai 24 anni (la mia età, sigh!) fa ridere come allora. E allora rivediamocela insieme questa scena, con Indy sempre aiutato dalla sua frusta, un po’ meno dai suoi compagni di avventure (il piccolo Shorty e la donzella di turno Willie) inseguito da orde di indiani spiritati con la faccia dipinta di rosso.

 

Chissà di che marca erano le sue scarpe…



Chi è che non ha mai sognato di volare su un essere peloso, dolce e da mordicchiare come questo???

Per me questa specie di drago è sempre stato un cane gigantesco con le orecchie lunghe e morbidose su cui aggrapparsi mentre in volo rischi di cadere.

Ma questo non è semplicemente un sogno, questo è un film. O ancora meglio questo è un film tratto da un libro: questa è La Storia Infinita! Non c’è film più legato alla mia infanzia di questo. E la mia mente è rimasta ancora quella di una bambina e come allora amo tutto ciò che si riferisce alla fantasia, alla costruzione di mondi ricchi di avventure dove tutto è immaginazione ed ogni cosa è possibile, realizzabile, concepibile. Basta solo volerlo.

Non sono cambiata molto da allora, se non nel fisico; la materia è sempre soggetta a deterioramento: mi piacerebbe essere puro spirito ma - ahimè - è una qualità che non mi compete.

Come Bastian che legge il libro e da cui prende forma tutta la storia fortunatamente la mia mente può creare tutto ciò che desidera.

Così insieme a Bastian nella soffitta e accanto a Atreju ho viaggiato attraverso ciò che c’è di meraviglioso e di pauroso, partendo dalle terre di Fantàsia per perdermi nelle paludi della tristezza, per combattere contro il Nulla ed impedirgli di avanzare, di appropriarsi delle terre dell’imperatrice.

Sarà il lupo nero a svelare che in realtà le terre di fantasia non hanno confini perchè sono composte dei sogni degli esseri umani e che l’avanzamento del Nulla è dovuto al fatto che gli umani non sognano più, perchè il Signore del Male desidera la mancanza di ideali per poter assoggettare le persone con maggior facilità.

Proprio quando Atreju penserà di aver fallito l’imperatrice gli rivelerà che il suo compito è stato adempito grazie alla presenza di Bastian che leggendo il libro - quindi la loro storia - è rimasto lì con loro.

Sarà infatti solo la fantasia ed i desideri di Bastian a salvare Fàntasia!

Non esiste metafora più bella sulla forza dell’immaginazione e della creatività.

Ricordo che quando ero piccola, finito di vedere il film, continuavo ad immaginare avventure in groppa al cagnone bianco (per me era un caneeee!!!!!!) e a sognare ad occhi aperti di poter essere un’eroina che vaga in lungo e in largo per salvare il mondo - che megalomane! -.

Il film è uscito nel 1984, di Wolfgang Petersen, tratto dal romanzo di Michael Ende (1979), il quale era talmente indignato del risultato che ha fatto togliere il suo nome dai titoli, augurando la peste ai produttori.

Io invece ho molto amato questo film! e voi?????




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